Il silenzio dei grandi

Il silenzio dei grandi - Massimo Gallo

 


 

 

 

 

 

Il sole è alto nel cielo, l'aria è ferma.
Il vecchio con gli occhiali
raggiunse faticosamente l’unico albero
di quella sterminata piana,
aveva camminato a lungo ed era stanco,
stanco come non lo era mai stato.

Si sedette ai piedi dell'albero,
poggiò la schiena al tronco
e le mani sull’erba, strinse i pugni, 
sentì, fra le dita l’erba fresca e umida.
Guardò dinanzi a se,
vide la strada che aveva percorso
era molta, si chiese come avesse fatto
a camminare cosi tanto.

Allentò il colletto della camicia
e tolse i pesanti occhiali.
I suoi occhi chiari e lucidi
fissarono il sole alto e lontano.
Socchiuse gli occhi.
L'aria si fece più fresca,
sentì il leggero fruscio del vento 
tra le fronde dell'albero.

Chiuse gli occhi 
al calore del sole sul suo viso.
Allungò le gambe stanche e,
mentre il sole frugava discreto
l'argento dei suoi capelli
ed ogni solco del suo viso,
rughe e stanchezza vennero meno.

Si addormentò
e sognò di essere una farfalla.
Sognò di levarsi libero,
libero e leggero in ogni angolo del cielo
senza il peso dei suoi anni
e sognò a lungo, guardando, dall’alto, il suo mondo.

Ad ogni battito di ali un ricordo diverso.

Rivide la piccola trottola di legno 
e gli schiamazzi festosi,
sentì le sue gambe nude correre veloci e senza affanno.
Ricordò i colpi decisi sulla nizza e le ginocchia sbucciate, 
sentì l’odore dolciastro della malva e 
il profumo della minestra di farro.
Riconobbe il grembiule macchiato di sugo e 
di farina per dolci alla mandorla.
Ricordò le mani forti di un uomo fiero e onesto.

Ad ogni battito di ali un nuovo ricordo.

Nel sognò ritrovò lei, occhi di lago, bellissima e sorridente
due occhi di lago affacciati alla finestra, 
due occhi di lago solo per lui.
Rivide il seno morbido 
dove posare le mani stanche dal lavoro,
scorse la curva dei suoi fianchi
e il ventre, teso alla vita, dove poggiare la testa,
il desinare tranquillo e 
piccole mani bianche da guidare alla vita.

Ad ogni battito di ali il ricordo era più nitido.

Rivide la vita nelle sue mani
la stringeva forte nel pugno
ogni traguardo era possibile.
Notti di amore e di parole sussurrate,
ad ogni alba un nuovo abbraccio
e poi ancora zaini colorati e pastelli di cera.
La vita soffia leggera su un
fiocco troppo grande del banco in terza fila.
E poi partenze e arrivi e poi ancora partenze…

Ad ogni battito di ali il ricordo è più intenso.

Vide se stesso perdersi nell’abbraccio della madre e 
sentì i silenzi di un padre, forte come l’albero a cui poggiava.
Il profumo mai dimenticato del primo vagito, 
il colore del lago e la sua allegria e
i tramonti della sua terra.

Si stava bene al caldo del sole,
il grande albero lo proteggeva
sotto le sue ampie fronde.
La farfalla era sempre in volo
e il sogno continuava.
Dal suo pugno, ormai non più forte,
fuoriuscivano, disperdendosi fra l’erba
in ordine sparso, rivoli di ricordi.

Lui
dall’alto del suo volo, 
con lo sguardo li seguì

nel sogno si perse,
felice del sogno stesso.

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Il silenzio dei grandi
tratto da "La memoria del vento" © Massimo Gallo

 - Massimo Gallo
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